Da Edipo a Narciso: profilo dell’adolescente moderno

Aggiornamento: 18 giu 2020

“Fra mille novità che caratterizzano l’interpretazione del percorso di crescita verso l’età adulta da parte degli adolescenti di oggi, ve n’è una che può essere ritenuta la madre di tutte le differenze con gli adolescenti dei decenni precedenti. Si tratta della diffusa convinzione che il proprio sé sia molto più importante dell’altro: gli adolescenti di oggi hanno sdoganato il narcisismo” (tratto dal libro “Fragile e spavaldo” di Pietropolli Charmet).

In questo libro l’autore (Pietropolli C., 2008) parla del nuovo adolescente, nominato Narciso, in contrapposizione con il vecchio adolescente descritto dalla psicanalisi con il nome di Edipo.

Il nuovo adolescente, che, dunque, chiameremo Narciso, è svincolato dai sentimenti di colpa che invece tormentavano l’adolescente della psicanalisi, in altre parole Edipo. Quest’ultimo, infatti, era definito il portatore del conflitto edipico, ovvero intimorito dai proprio impulsi e fantasie sessuali ed era profondamente angosciato dalla minaccia di castrazione da parte della famiglia e da sentimenti di colpa.

Il bisogno di socializzare di Narciso si contrappone a quello di Edipo che invece è considerato molto legato alla madre e al senso del dovere. Narciso richiede l’attenzione degli altri e mira a relazionarsi con gli altri bambini perché vuole diventare popolare nel gruppo. In famiglia Narciso necessita di quella dolcezza, definita “rispecchiante”, perché ha bisogno di sentirsi apprezzato veramente, ammirato e riconosciuto come presenza nel mondo.

I genitori di Edipo mancavano di fiducia e stima nei suoi confronti e questo generava in lui angoscia per timore di essere castigato se non avesse seguito le loro regole; i genitori di Narciso invece sono maggiormente flessibili sulle regole e decidono di negoziarle con lui, perciò l’assenza di modelli di riferimento rigidi consente a Narciso di mettersi a cercare liberamente la propria identità. Questa ricerca è collaudata attraverso le emozioni che sente, i diversi look che sperimenta, i diversi coetanei con cui entra in contatto, in questo senso il contesto è molto favorevole alla ricerca creativa del proprio Sé.

I genitori di oggi hanno modificato i sistemi di rappresentazione della funzione genitoriale: essi non pensano di esercitare una forte pressione educativa su loro figlio facendogli rispettare le regole ma, i genitori pensano che il loro obiettivo sia quello di assecondare l’indole del figlio. Inoltre nella società attuale entrambi i genitori lavorano molto e hanno quindi bisogno che il loro figlio sviluppi velocemente la capacità di separazione e non possono che lodare la dote di Narciso di socializzare con gli altri.

Narciso quindi ha una maggiore libertà di movimento rispetto ad Edipo, perché non solo il contesto in cui vive ha poche regole da imporgli, ma anche all’interno della sua mente il suo Super-Io è silenzioso, non si sentono minacce o castighi di fronte a trasgressioni. Avviene in questo modo il tramonto del senso di colpa, che però lascia spazio ad un altro sentimento doloroso in Narciso: la vergogna. La vergogna è un sentimento inevitabile per l’adolescente, è il problema dello sguardo dell’altro che deve affrontare. La vergogna a differenza del senso di colpa che Edipo poteva cancellare o riparare chiedendo scusa e accettando la punizione, è pervasiva in Narciso e arriva ovunque nella mente e produce una ferita difficile da rimarginare. Sperimentare l’insuccesso, la svalorizzazione da parte degli altri in chi, al contrario, cerca visibilità e accettazione, produce molta confusione e depressione che possono portare all’attuazione di comportamenti a rischio uno tra i quali l’attacco al corpo. Il corpo diventa sede di proiezioni e manipolazioni aggressive. Il corpo, infatti, è per l’adolescente un mezzo per esprimere ciò che prova e lo fa attraverso l’abbigliamento, i tatuaggi, i piercing, lo dimagrisce, lo droga, lo palestra, lo espone a rischi fino ad arrivare a tagliarlo e ferirlo. Il tagliare il proprio corpo superficialmente rappresenterebbe il tentativo di controllare il dolore o la rabbia suscitati dalla vergogna riguardo a relativi traumi narcisistici che l’adolescente sperimenta. Trasforma in questo modo l’insopportabile angoscia mentale in un dolore fisico autoprodotto.

Si conclude quindi che oggi prevalga un sentimento di vergogna negli adolescenti: ci troviamo nell’area dell’estetica e non più dell’etica, e che la sessualità abbia smesso di essere la regista del disagio adolescenziale. Ad accentuare ciò, vi sono i Mass Media che passano ai ragazzi il messaggio secondo cui si è belli solo se si coincide con il modello presentato, ma non essendo ancora maturo, l’adolescente prova vergogna della sua inadeguatezza rispetto alla propria fisicità che non soddisfa le aspettative.

La sofferenza provata dei nuovi adolescenti è quindi di tipo narcisistico e “i sintomi di tale disagio sono l’espressione del tentativo di dare un nome alla vergogna e dell’illusione di poterla meglio controllare” (citazione dal libro “Fragile e spavaldo” di Pietropolli Charmet G. ,2008).





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